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La bulimia, definita con un termine più tecnico la bulimia nervosa, è un disturbo alimentare caratterizzato da episodi di abbuffate seguiti da comportamenti compensatori. Le abbuffate consistono tipicamente nel mangiare grandi quantità di cibo, spesso ad alto contenuto calorico. In genere, questo viene fatto in segreto e può continuare per anni senza che gli altri se ne accorgano.
Dagli anni ‘70 la patologia è aumentata notevolmente assumendo valori preoccupanti. Nel corso di questi ultimi anni il concetto di crisi bulimia = abbuffata si è modificato: non è più necessaria l’assunzione di una notevole quantità di cibo. L’aspetto più caratteristico è la perdita di controllo del proprio comportamento alimentare. Alcuni fattori (socio-culturali, psico-sessuali e familiari), infatti, sono alla base di questa malattia. Il soggetto vorrebbe smettere dopo minimi assaggi, ma non riesce e incapace di autocontrollarsi.
Alle crisi segue spesso il tentativo di porre rimedio. Lo scopo del comportamento compensatorio è di "neutralizzare" l'abbuffata. È un tentativo di alleviare il senso di colpa e di minimizzare ogni aumento di peso che si potrebbe verificare di conseguenza. Il comportamento compensatorio probabilmente è più distruttivo dell'abbuffata in quanto ha un maggior numero di pericoli fisici e medici e perché in un certo senso tale comportamento aiuta a legittimare l'abbuffata, aumentando la probabilità che questa in futuro si verifichi di nuovo. Più frequentemente si ricorre al vomito autoindotto, ma possono esservi anche abuso di lassativi e di diuretici, digiuno e attività fisica eccessiva. In molti soggetti bulimici (per lo più in sovrappeso) alle abbuffate non fa seguito alcuna contromisura (soggetti non purging). Numerose e pericolose sono le complicazioni scaturite dall’uso dei mezzi di compenso: - erosione dello smalto dentario e aumento della carie per azione degli acidi gastrici;
- difficoltà a deglutire;
- crampi allo stomaco;
- disturbi digestivi – anemia – squilibri elettrolitici – disidratazione .
Se il regime dietetico è troppo rigido l’organismo si difende alla malnutrizione innescando meccanismi psicologici incontrollabili. I soggetti che ricorrono a metodi di “compensazione"? per porre rimedio alle abbuffate sono colpiti da un disturbo psicopatologico importante con alterazione dell’immagine corporea. In coloro che invece non li praticano si riscontra un quadro meno patologico, minore alterazione dell’immagine corporea, minore ansia nei riguardi del cibo.
Le caratteristiche tipiche dell’abbuffata sono facilmente riconoscibili:all’inizio procura piacere e rilassamento, poi disgusto; voracità dell’ assunzione del cibo durante la crisi; è sempre preceduta da agitazione ed ansia che si placano nel corso dell’abbuffata; alterazione lo stato di coscienza durante il pasto; le crisi vengono vissute in segretezza; alcuni soggetti programmano le proprie abbuffate (in determinati giorni della settimana o in occasione di particolari situazioni ).
Gli alimenti che vengono consumati durante queste crisi sono quelli che di solito vengono evitati per paura di ingrassare, ad esempio i carboidrati, i cibi ricchi di grassi, i dolci.
Che cosa scatena la crisi alimentare? - le improvvise variazioni di tono dell’umore;
- una situazione depressiva;
- la scarsa auto-stima;
- la ricerca ossessiva del perfezionismo;
- l’adolescenza è un periodo a rischio;
- sentirsi, vedersi in soprappeso;
- la fame dovuta ad un lungo periodo di estrema restrizione calorica;
- il piacere di rompere una rigida regola alimentare e di dieta ristretta.
E’ palese che più si mangia (maggiore è l’abbuffata), più è facile vomitare. I soggetti bulimici non sanno e non si vogliono rendere conto che con il vomito si riesce ad eliminare inizialmente non più del 50% del cibo ingerito, che i lassativi ed i diuretici non hanno alcun effetto concreto. Tuttavia più è presente il vomito come rituale, più aumenta il desiderio del cibo; nel contempo aumentano l’ansia e la depressione per il fallimento della dieta ristretta, aumenta la svalutazione della propria stima, le relazioni interpersonali peggiorano. Tutto ciò comporta il ricorso al cibo visto come un “amico-antidepressivo"? .
Nel corso del III° millennio la bulimia si sta trasformando: non colpisce più le adolescenti, ma adulti, sia di sesso maschile che femminile. E’ un nuovo disturbo del comportamento alimentare. Gli eccessi di alimentazione incontrollata coincidono con momenti difficili della vita, quali stress, problemi di coppia, incomprensioni in ambito scolastico o sul luogo di lavoro. E’ frequente riscontrare che la storia di questi pazienti è caratterizzata da un elevato numero di tentativi dietetici gestiti male e mai arrivati a buon fine.
In questi soggetti le abbuffate e le perdite di controllo provocano :emozioni negative come rabbia, senso di disperazione, rifugio in sogni impossibili (fuga dalla realtà ).
alterazione della fame e della sazietà. emozioni negative come rabbia, senso di disperazione, rifugio in sogni impossibili (fuga dalla realtà).
In un numero limitato di casi, si ricorre al vomito. Però, più si vomita più aumenta il desiderio del cibo, soprattutto quello “proibito"? eliminato durante i periodi di restrizione calorica.
L’attenta analisi dei disturbi alimentari ci svela che esistono delle ulteriori varianti, forme meno note, ma patologie in costante crescita : Disturbo del comportamento alimentare aspecifico: il soggetto ha un’alimentazione equilibrata, il peso è generalmente compreso entro i parametri normali del BMI (Indice di Massa Corporeo), ma fa ricorso al vomito dopo i pasti per raggiungere un ulteriore calo di peso.
Exercising: il soggetto si alimenta in modo equilibrato, ma è ossessionato dal bruciare calorie e per questo ricorre ad un’intensa attività fisica così da mantenere un peso ideale e avere un corpo atletico e invidiabile.C’è un vero e proprio culto della figura tonica e sportiva che nasconde una sorta di anoressia mascherata.
Nibbling: piluccare continuamente il cibo, senza saziarsi e senza fare un pasto, alla base non c’è un vero problema di peso ma una leggera depressione o crisi di ansia.
Vomiting: la persona mangia in modo compulsivo ricorrendo poi al vomito, in tal modo, pur permettendosi di godere del piacere del cibo, non ingrassa o è di poco in soprappeso.
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