|

L'AIDS è una sindrome clinica caratterizzata da un progressivo deterioramento del sistema immunitario causato dal virus HIV. Il virus HIV appartiene alla famiglia dei Retrovirus, classe Lentivirus e ne sono stati identificati 2 sierotipi. Il sierotipo 1 è il principale responsabile dell'epidemia a livello mondiale, mentre il sierotipo 2 ha una diffusione più circoscritta e limitata all’Africa Occidentale. Il virus misura 90-100 nm ed è costituito da un involucro esterno (envelope) di natura fosfolipidica e da una parte centrale (core). A livello dell’envelope sono presenti alcune glicoproteine che hanno diverse funzioni tra cui quella di permettere il legame con lo specifico recettore (CD4 +) della cellula ospite. Il core contiene i componenti: l’acido nucleico (2 coppie di RNA a singola elica) ed alcuni enzimi (trascrittasi inversa, integrasi, proteasi) che sono necessari alla replicazione del virus. Il virus, una volta penetrato nell’organismo umano, può attaccare numerose cellule, ma predilige quelle che presentano sulla loro superficie il recettore CD4. Le principali cellule bersaglio del virus sono i leucociti CD4-positivi (linfociti o macrofagi) che vengono distrutti; il sistema immunitario viene, quindi, progressivamente deteriorato fino ad essere incapace di contrastare l’attacco di alcuni micro-organismi, detti “opportunisti" con conseguente possibile insorgenza di alcune infezioni gravi tipiche della fase sintomatica dell’infezione da HIV. Una reazione di tipo auto-immune sommata all'effetto del virus fa sì che le cellule infettate vengano distrutte, con conseguente sconvolgimento di tutto il sistema immunitario (immunodeficienza).
I soggetti infettati che contraggono la malattia diventano suscettibili a numerose infezioni, specialmente fungine (candidosi, aspergillosi, criptococcosi), protozoarie (toxoplasmosi, pneumocistosi) e virali (infezione da Herpes e Cytomegalovirus); anche la suscettibilità a particolari tipi di tumori (sarcoma di Kaposi, linfoma non-Hodgkin) è notevolmente aumentata.

Con il termine sieropositivo si intende comunemente una persona che presenta nel sangue gli anticorpi anti-HIV, ovvero il virus, entrato nell'organismo, provoca in circa tre-sei mesi la formazione di anticorpi identificabili con specifici test di laboratorio. Gli anticorpi anti-HIV, a differenza di quelli che si generano per altre infezioni, non sono un meccanismo di difesa, ma sono solo un segnale dell'infezione in atto. Lo stadio di sieropositività corrisponde al periodo, più o meno lungo, della latenza clinica, della fase pre-AIDS e della fase AIDS. Durante la fase della latenza clinica si verifica una replicazione virale con riduzione progressiva dei linfociti CD4+ e deterioramento del sistema immunitario: in questa condizione si è ammalati e infettanti senza avere sintomi. La fase pre-AIDS è una fase di transizione, in cui si manifestano condizioni patologiche non gravi e comuni anche alla popolazione generale, ma che nella persona sieropositiva hanno una maggiore frequenza e gravità . Dal punto di vista clinico questa fase può essere caratterizzata dalla presenza di una linfoadenopatia generalizzata (tumefazione generalizzata e non-dolente dei linfonodi, in assenza di ogni altra possibile spiegazione). La durata media del periodo asintomatico (latenza e fase pre-AIDS) dopo l’avvento delle terapie altamente efficaci (HAART) può arrivare fino a 16 anni. I 2/3 dei soggetti, se non trattati, passato questo periodo sviluppano manifestazioni cliniche della malattia. Contratta l'infezione, per lungo tempo possono non manifestarsi sintomi, talvolta anche per oltre 10 anni dal contagio. L'HIV si trasmette soltanto con il sangue, lo sperma e le secrezioni genitali femminili. Tutti i soggetti infetti, siano essi sieropositivi senza sintomi o malati, possono trasmettere l'infezione. Ma che dire delle origini di questa malattia? Si ritiene che l’infezione nell’uomo abbia avuto origine in Africa centrale (tra il 1955 e il 1965) da un adattamento di un virus animale che colpisce gli scimpanzè. La trasmissione animale-uomo sarebbe avvenuta con il contatto di sangue attraverso la caccia o durante riti tribali. L’infezione, confinata prima in Africa, fino alla fine degli anni settanta, si è poi diffusa nelle isole dei Caraibi, negli Stati Uniti e nel Nord Europa tramite persone infette e dall’impiego di emoderivati infetti provenienti da aree epidemiche.
|