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La Mononucleosi Infettiva

La mononucleosi infettiva, detta anche kissing desease o "malattia del bacio", è una malattia infettiva contagiosa che colpisce soprattutto la fascia di età che va dai 15 ai 35 anni.
Il virus di Epstein-Barr (EBV), che prende il nome dagli scienziati Micheal Epstein e Yvonee Barr che per primi nel 1964 lo individuarono, è un virus a DNA appartenente alla famiglia degli herpesvirus, responsabile della mononucleosi infettiva. 

Questo virus aumenta notevolmente la percentuale nel sangue di globuli bianchi di grandi dimensioni (cellule mononucleate) e nell’organismo determina inoltre l’attivazione di tutto il sistema immunitario.
La mononucleosi infettiva ha un periodo di incubazione che varia dalle 4 alle 6 settimane negli adulti mentre nei bambini può essere anche inferiore alle 2 settimane. Per quanto riguarda invece la durata della patologia non ci sono dei tempi precisi ma varia da persona a persona; possiamo individuare nella fase acuta una durata media di 15 giorni circa mentre per ristabilirsi completamente sono sufficienti per alcuni soggetti alcune settimane e per altri anche diversi mesi.


mononucleosi infettiva
Come prevenire

La mononucleosi si trasmette soprattutto attraverso la saliva (per questo è chiamata anche “malattia del bacio”); il virus è presente infatti nelle secrezioni (saliva, urine) e si trasmette con un contatto diretto con la persona affetta attraverso la via oro-faringea (la saliva), il rapporto sessuale o trasfusioni di sangue o emoderivati.
Il contagio può avvenire anche con un contatto indiretto,  per esempio utilizzando le stesse posate, bicchieri, piatti o portando le mani alla bocca dopo aver toccato maniglie delle porte o asciugamani infetti.
Come per tutte le malattie infettive la prima forma di prevenzione è l'igiene personale e la pulizia dei luoghi. Nel caso ci trovassimo in contatto con un soggetto affetto da mononucleosi sono fondamentali alcune accortezze come il lavaggio ad alta temperatura delle stoviglie da lui utilizzate e una frequente igiene delle mani.
Nel caso in cui siamo già stati infettati una volta, ogni successivo contatto con il soggetto affetto da mononucleosi sarà privo di conseguenze. La malattia non costituisce un pericolo nemmeno per le donne in gravidanza.


I sintomi della mononucleosi infettiva

La sintomatologia della mononucleosi infettiva si presenta con una fase iniziale detta “prodromica”, in cui i sintomi sono di carattere generale e non preoccupanti (lieve cefalea, sudorazione, dolori muscolari diffusi…).
In seguito il virus entra in azione e abbiamo i tipici sintomi della mononucleosi: febbre, debolezza, senso di malessere generale, mal di gola e ingrossamento dei linfonodi del collo, della nuca e delle ascelle, fino ad arrivare anche ad una fase più acuta nella quale il soggetto contagiato ha inoltre difficoltà nella deglutizione e possibile disidratazione.
Altri sintomi che questa malattia infettiva può avere sono l’ingrossamento della milza, l’orticaria e la sofferenza epatica. L’astenia (stanchezza estrema) è un sintomo caratterizzante questo virus e può durare anche diverse settimane.

 

 sintomi mononucleosi

Diagnosi della malattia

Un primo segnale sono il manifestarsi contemporaneo di febbre, ingrossamento dei linfonodi e mal di gola. Il virus di Epstein-Barr attiva nell’organismo affetto gli anticorpi eterofili, che possono essere rilevati dal monotest un test dignostico rapido e semplice che evidenzia la presenza di questi anticorpi. Il monotest però risulta nel 25% dei casi falsamente negativo ed in un 10% erroneamente positivo, quindi per una diagnosi definitiva sono necessarie delle analisi del sangue per riscontrare la presenza di linfociti che in caso di mononucleosi si trovano in percentuale superiore al 10% del valore di norma.

 

 

Cure e terapie

La terapia farmacologica della mononucleosi infettiva si basa sulla somministrazione di analgesici. Essendo di origine virale per questa malattia infettiva sono sconsigliati gli antibiotici che possono essere indicati solo nel 10-20% dei casi quando sono necessari a debellare infezioni batteriche faringotonsillari.

Nella maggior parte dei casi per la cura della mononucleosi infettiva è sufficiente una terapia di supporto basata sul riposo ed evitare sforzi fisici per almeno un mese soprattutto se sussiste splenomegalia (ingrossamento della milza).

Importante per una buona e più rapida ripresa del soggetto è bere molto e seguire un’alimentazione equilibrata, meglio se si privilegiano cibi integrali e ricchi di sostanza nutritive e cibi con buone quantità di proteine magre, cereali, frutta e verdura. Mangiare cibi con pochi grassi evita di sovraccaricare il fegato.

 

 manifestazioni mononucleosi

Conseguenze e complicanze della mononucleosi

La maggior parte dei casi di mononucleosi infettiva si risolve senza particolari complicazioni, anche se  il virus di Epstein-Barr, stabilisce un'infezione latente che permane e può riattivarsi periodicamente.

A livello di percentuale sono circa il 5% i casi in cui la mononucleosi infettiva porta a gravi complicanze. Prima fra tutte, la rottura della milza, è per questo importante astenersi da qualsiasi attività fisica durante le settimane successive la malattia. In meno dell’1% dei casi può manifestarsi una pericolosa encefalite in particolare nei soggetti immunodepressi, molto rari sono anche i casi di epatite fulminante. Nell’1% dei contagiati può manifestarsi una meningite, con segni neurologici diffusi o con segni di interessamento cerebellare.

Per quanto riguarda le complicanze riguardanti il sistema nervoso centrale, oltre alle meningiti, possono verificarsi casi di convulsioni, encefalite, mielite, neuropatie, sindrome di Guillain-Barré ecc.

A livello ematologico si riscontrano la diminuzione dei granulociti neutrofili e la diminuzione delle piastrine circolanti. Per quanto riguarda l’apparato respiratorio possono verificarsi ostruzioni delle vie aeree o infiltrati polmonari interstiziali.

In alcuni soggetti permane un'alterazione degli equilibri endocrini che porta a uno stato di stanchezza persistente, la sindrome da stanchezza cronica, una vera e propria patologia, spesso invalidante, da non confondere con la normale astenia che può accompagnare nei mesi successivi alla malattia infettiva.