|
L’ assenzio era il liquore prediletto dei poeti maledetti; Baudelaire e Verlaine probabilmente scrissero le loro le poesie piu’ belle sotto i fumi del suo alcol. Ma l’assenzio non era solo una tremenda bevanda alcolica (ben 73 gradi ) ; era soprattutto una via per accorciare la vita. L’assenzio infatti contiene un alcaloide tossico capace di suscitare stati di allucinazione così carì a questi poeti, ma anche crisi epilettiche e cirrosi epatica. Per la sua pericolosita’ nel 1914 lo stato francese proibi’ la vendita dell’assenzio considerato una vera e propria arma suicida. Pochi giorni fa dopo 87 anni la citta’di Annecy ha annunciato la messa in commercio del nuovo assenzio ,rivisto e corretto, visto che i suoi gradi alcolici sono "solo" 42 e che soprattutto è stato eliminato l’alcaloide tossico. Un liquore come tanti dunque, di pura derivazione vegetale come appunto il genepy o il rhum. L’erba dalla quale deriva l’assenzio è l’artemisia absinthium ; è una pianta molto diffusa in Francia ove adesso è di nuovo coltivata prevedendo con il nuovo assenzio un grande successo commerciale. In Italia invece è presente l’artemisia simplex ampiamente diffusa in Toscana. La trovate lungo i fiumi e i fossi (le rive dell’Arno ne sono piene)e si riconosce facilmente dall’intenso odore di crisantemo che le sue foglie emanano una volta stropicciate. In Toscana con l’artemisia si curavano le parassitosi intestinali dei bambini ,ma soprattutto veniva usata secca mescolata ai pagliericci degli ostelli per combattere le cimici e i pidocchi degli avventori. Nella moderna fitoterapia l’artemisia è ormai usata solo per uso esterno vista la sua pericolosita’; in particolare viene macerata insieme alla celidonia (coeli donum in latino,dono del cielo cioè ,visti i suoi benefici). Il macerato in acqua che si ottiene mettendo due pugni di foglie in acqua calda per tutta la notte è molto utile per praticare maniluvi e pediluvi ,tecniche antichissime importate in Italia dai frati benedettini reduci dai loro viaggi in Cina. La medicina cinese dà molta importanza a queste antiche tecniche attraverso la quale è possibile curare insufficienza venosa, eczemi, ulcere diabetiche e diverse altre patologie spesso ostiche anche per la medicina ufficiale. In particolare, per le ulcere diabetiche si può fare un impacco di foglie di celidonia, calendula ,malva e salvia. Il potere cicatrizzante è enorme; non sono purtroppo terapie fai da te ma devono seguire una rigida prescrizione medica;se infatti i dosaggi non sono corretti e la sterilizzazione non è assoluta si rischia di peggiorare la situazione. a cura del Dott. Ciro Vestita
|