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Piante Medicinali - Un p̣ di Storia

piante medicinali - storia

 
Un po’ di storia….
Oltre ad avere un ruolo molto importante nell’alimentazione dell’uomo, le piante sono state utilizzate fin dai tempi più antichi per curare numerose malattie.
L’utilizzo delle piante per le loro propriet� curative nasce in maniera istintiva e casuale. L'uomo vede la pianta non solo come cibo, ma anche come medicina.


Il primo utilizzo medico delle piante e delle erbe risale a 10.000 anni fa, in India, mentre i più antichi documenti in cui è testimoniato l’uso e sono riconosciute le propriet� dei medicamenti e dei veleni sono appartengono alla civilt� cinese, tra tutti emerge l'Erbario di Shên Nung (2700 a.C.).
Importanti sono anche i papiri egiziani che documentano la conoscenza di tale popolo di 700 forme diverse di medicamenti, di natura vegetale e animale. Famosi sono quelli rinvenuti dell’egittologo e romanziere tedesco G.M. Ebers (1837-1898)� e di Smith (1600 a.C.) che trattano 160 droghe e piante medicamentose come l'oppio, il giusquiamo e il ricino.
Testi indiani tra il 1000-800 a.C. elencano oltre 800 droghe medicinali; alcune tavolette appartenenti alla civilt� assiro-babilonese, menzionano le piante ed i loro effetti (ad esempio la belladonna, la canapa indiana, la coloquintide, l'oppio, la cassia). Lo stesso testo sacro della Bibbia riconosce l'uso che gli ebrei facevano di alcune particolari piante a scopo medicamentoso (l'issopo e il cedro).


In ogni caso, il primo trattato sistematico di botanica farmaceutica è il difficile quasi incomprensibile De historia plantarum scritto dal greco Teofrasto (372-287 a.C.), filosofo peripatetico successore di Aristotele nella direzione della sua scuola.
Un’altra figura greca è protagonista di un atto di importanza eccezionale: Ippocrate fondatore della scuola di Coo (460-377 circa a.C.), un medico dell'antichit� greca che classificò per la prima volta in maniera organica 300 specie di piante medicinali, fornendo anche ricette, metodi di dosaggio e diete, influenzando il mondo romano ed anche il pensiero medievale.
Solo in epoca romana si comincia a parlare di Farmacoterapia e Farmacognosia nel senso moderno del termine (studio delle “droghe�?, ovvero dei prodotti complessi di origine vegetale, animale): non si hanno più meri elenchi, ma delle vere e proprie descrizioni dell’uso, degli effetti, del dosaggio, delle modalit� di somministrazione e dell’aspetto delle piante medicinali.

Tra le più significative opere spicca il De medicina di Celso (18 d. C.); il De materia medica, la voluminosa opera del medico militare Pedanio Dioscoride Anazarbeo (sec. I d.C.), tratta tutta la conoscenza medica dell'epoca, comprendendo le propriet� medicinali delle piante ed inserendo le piante non in ordine alfabetico, ma secondo le loro affinit� , in questo studio compaiono anche le piante esotiche.
Vanno poi ricordati: i 37 libri del Naturalis Historia Plinio il Vecchio (23-79), un’opera enciclopedica fondamentale per comprendere le conoscenze farmacologiche degli antichi; gli studi di Claudio Galeno (129-201), che catalogò i medicamenti in funzione del "calore" o umore, secondo gradi crescenti (Methodus medendi); l'opera di medicina in 70 libri del medico personale dell'imperatore Giuliano l'Apostata, Oribasio (325-403), che tratta di falsificazione delle droghe.


Con la fine dell’impero romano, le conoscenze scientifiche e mediche vengono conservate nei monasteri (famosi sono i Codici di Cassino, Scuola di Tours) e sviluppate contemporaneamente dal mondo arabo, dove nasce l’alchimia (la disciplina antenata della chimica moderna) e dove viene elaborato il primo esempio di farmacopea.�
Importante è il lavoro di Isacco Giudeo (850-950 circa), il Libro degli alimenti e dei rimedi semplici, dove per l’utilit� collettiva vengono descritti gli aspetti pratici e applicativi dei medicamenti e dei veleni conosciuti, ed il noto Canone di Avicenna (980-1037).


Intanto lo spirito di solidariet� e di assistenza dei laici e religiosi fa nascere una rete di istituti dediti all’accoglienza, alla cura; ecco le case per pellegrini, gli ospedali, gli ospizi. Nel sud Italia prende il via un’attiva opera di recupero di scritti antichi. Ecco l’importanza della Scuola Salernitana (VII e il IX sec.) che col Regimen Sanitatis, diviene il centro di fusione delle culture greco-romana e araba. Suo è il merito di aver scoperto importanti erbe e creato farmaci basati sulle virtù curative delle erbe.
Esponenti più importanti in questo contesto sono: Gariopontus (Passionarius), l'arcivescovo Alfano I (De quator humoribus ex quibus constat humanum corpus), Nicolò Salernitano (Antidotarium).
I testi farmaceutici dei secoli XI-XII condensano l'esperienza greco-romana e quella araba (Antidotarium di Mesue il giovane; Compendium aromatariorum di Saladino d'Ascoli).


Nel Medioevo, anche per il grosso contributo dato dalle Repubbliche marinare, fiorisce e si sviluppa il mercato delle spezie e delle droghe: Venezia è la capitale del mondo occidentale per quanto riguarda le piante officinali ed il loro studio.
Nel XIII sec. nascono le prime coltivazioni di piante medicinali (Viridarium di Matteo Silvatico e le coltivazioni del medico veneziano Gualtieri), ma solo tra il ‘400 e il ‘500 prende il via la vera scienza botanica. Con la scoperta del nuovo continente nuove piante appaiono all’orizzonte, piante medicinali e commestibili, che vengono studiate ed inglobate nelle ormai acquisite conoscenze. Nascono i primi "erbari secchi", che consentono una più esatta identificazione delle piante (tra gli studiosi più noti: Luca Ghini, Ulisse Aldrovandi, Andrea Cesalpino, Giovanni Girault) e si diffondono le prime cattedre universitarie di Lectura semplicium (botanica sperimentale).
Queste erbe dalle propriet� medicamentose furono dette officinali, parola che deriva dal latino "officina", con riferimento agli antichi laboratori farmaceutici dove venivano estratti dalle erbe i principi attivi, le sostanze chimiche con cui curare le malattie.
Il primo tentativo di una nomenclatura botanica è di Leonardo Fuchs (1501-1566). Pietro A. Mattioli (1500-1577) scrive nel 1544 I Commentari al Dioscoride, un completo repertorio di scienza medica e botanica del tempo. In questi anni, Paracelso (1493-1541) affronta studi chimici: concentrandosi sul principio attivo della pianta. I suoi seguaci aboliscono l’uso delle piante: inizia quella parte della chimica che studia i medicamenti, detta iatrochimica. Magnol (1638-1715) introduce nella classificazione botanica l'idea della famiglia: tutto il regno vegetale viene concepito suddiviso in 76 famiglie.


Le scoperte non finiscono. Linneo (1707-1778), partendo dalla scoperta degli organi sessuali delle piante nei fiori, fatta da Camerario (1665-1721), dividendo poi in generi e specie e adottando una speciale nomenclatura a due nomi, permette di identificare ogni specie vivente.


Ai nostri giorni, la comunità scientifica ha riconosciuto nelle piante grandi doti curative: molti medicinali moderni contengono quale principio attivo le sostanze ricavate per l’appunto dalle piante.