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Il morbo di Parkinson è la malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer. È una malattia caratterizzata da disturbi del movimento muscolare, mentre la lucidità mentale e la personalità del paziente nella maggior parte dei casi, non subiscono alterazioni per molto tempo.
Il morbo di Parkinson (o malattia idiopatica di Parkinson) è stata descritta per la prima volta da James Parkinson nel 1817 nel saggio An Assay on the Shaking Palsy. I malati in Italia sono quasi 250.000 e insorge mediamente tra i 50 e i 55 anni, colpisce all’incirca entrambi i sessi nella stessa misura.  I disturbi del movimento sono dovuti ad una degenerazione di particolari cellule nervose situate nel tronco dell’encefalo. Questi neuroni connessi a gangli basali hanno il compito di produrre dopamina, un neurotrasmettitore che media la comunicazione tra le cellule nervose. In presenza del morbo di Parkinson, non viene prodotta la dopamina e quindi si creano alcune alterazioni tra i centri nervosi responsabili dei movimenti automatici.
Sintomi
I sintomi con i quali si manifesta il morbo di Parkinson possono variare da paziente a paziente. I principali sono:
• Tremore: generalmente esordisce nella parte destra del corpo, si manifesta durante lo stato di riposo ed è assente quando l’arto viene utilizzato. Oltre alle mani, le prime soggette al tremore, anche piedi, labbra, mandibole possono esserne colpite. Il tremore può accentuarsi in particolari situazioni emotive del soggetto; • Bradicinesia: è la difficoltà riscontrata dai malati di Parkinson nell’iniziare e terminare i movimenti. Il flusso dei movimenti avviene molto più lentamente, come ad esempio nella camminata, una conseguenza di questo sintomo è la diminuzione dell’espressività facciale o un cambiamento della grafia che diviene di dimensioni più ridotte; • Rigidità muscolare: si presenta con la resistenza ai movimenti passivi, la rigidità interessa tutti i gruppi muscolari, partendo da quelli di testa, collo, torace e addome in seguito braccia e gambe. La postura diviene sempre più curva e l’andatura impacciata; • Acinesia: è la difficoltà nei movimenti e dei riflessi posturali, si caratterizza per la perdita d’equilibrio, soprattutto nelle fasi più avanzate della patologia. • Sintomi minori che compaiono nelle fasi più avanzate sono: ipotensione, problemi urinari, disfunzione erettile, disturbi psichiatrici, stitichezza, salivazione eccessiva e disturbi respiratori.
Cause
L’eziologia del morbo di Parkinson non è stata ancora ben definita. Sono stati però individuati alcuni fattori che rappresenterebbero le possibili cause che portano al manifestarsi della patologia. L’origine multifattoriale della malattia si basa principalmente su fattori di origine familiare-ereditarie, fattori ambientali e cause tossiche.
Secondo alcuni studi il morbo di Parkinson si trasmetterebbe in alcuni casi per via ereditaria, a causa di un gene che risulta alterato.
Il rischio di insorgenza della patologia può dipendere anche da fattori ambientali, come l’esposizione a sostanze tossiche (pesticidi, prodotti chimici industriali, insetticidi). Anche lo stile di vita, regime alimentare e fumo, incidono sull’insorgere della malattia. Il lavoro agricolo viene considerato come un’occupazione a rischio per il manifestarsi della malattia, in quanto è alta l’esposizione a composti chimici utilizzati in agricoltura.
Altre possibile concause che sono state individuate sono malattie patologiche infettive, come alcune forme di encefalite, lesioni celebrali, in particolare traumi con emorragie, infezioni virali sconosciute.
Farmacologia e terapia
Per la malattia di Parkinson non si conoscono cure che portano alla totale guarigione ma esistono diversi trattamenti, tra cui quello farmacologico o il trattamento chirurgico, che possono controllarne i sintomi e ritardare la degenerazione della malattia.
La farmacoterapia ha il compito di diminuire la rigidità muscolare del paziente e di migliorane la qualità della vita. I farmaci utilizzati vanno a sostituirsi alla dopamina, il principale farmaco utilizzato è levodopa che va ad aggiungersi al neurotrasmettitore che l’organismo produce in quantità insufficiente. Questo farmaco però non costituisce una soluzione definitiva in quanto dopo alcuni anni, sembra verificarsi una specie di assuefazione al farmaco.
La terapia chirurgica invece mira ad impiantare degli elettrodi stimolanti nei nuclei del sub talamo. Il trattamento chirurgico però comporta rischio di infezione ed emorragie intracerebrali e viene preso in considerazione solo nei pazienti in cui la terapia farmacologica non è efficace. Chirurgicamente è possibile anche distruggere le cellule nervose mal funzionanti e auto trapiantare cellule celebrali capaci di produrre dopamina.
I pazienti possono ricorre anche a terapie complementari come l’esercizio fisico (che aiuta a rallentare la progressiva disabilità motoria), la fisioterapia (per migliorare la coordinazione dei movimenti), seguire un’alimentazione equilibrata (evitare cibi ricchi di grassi, diminuire il consumo di cibi proteici che riducono l’assorbimento del farmaco, preferire cibi ricchi di calcio) e la logoterapia (per coloro ai quali il morbo ha causato difficoltà nel linguaggio). |